La scena è il campo di battaglia, un ring contemporaneo dove si svolge uno sferzante allenamento alla vita, che parla di crescita e di responsabilità.
La regina Elisabetta I diviene così emblema di uno scontro interiore: quello fra la propria identità e la responsabilità del governo del paese.
La sfida è prendere posizione.
Scegliere, costruire.
Senza scuse. senza alibi. Schivando i colpi, costruendo nuove tattiche e abbandonando tutto il conosciuto.
La lotta è del sé contro sé, il corpo è veicolo di cambiamento, costruisce continuamente con l’esigenza di trovare un nuovo sé.
Il cambiamento è circolare, non ci sono fini che non contemplino nuovi inizi.
il precipizio
il rischio
la meraviglia.
Elisabetta I nel corso della sua vita è stata artefice della propria rinascita diventando la vergine Regina, una contraddizione che segna profondamente la lotta interna che fece con se stessa e il mondo politico costituito da uomini con il quale si è ritrovata a combattere. Una lotta per la sopravvivenza, la costruzione di un nuovo se attraverso un’immagine articolata e complessa per salvare la propria natura profonda.
Ha creato un’immagine per sostenere una verità nuova, per costruire dove nessuno aveva costruito prima, la prima donna Regina. Che questo esempio non sia soltanto un rimando epico a qualcosa che poco appartiene al quotidiano ma che possa ricordare che per andare dove nessuno è mai andato è necessario diventare uomini nuovi. Entrare nel deserto di se senza riserve.
Sorry for what?
il corpo narra la propria battaglia
è nel fiorire che la lotta del sé contro sé si esplicita.
Dove finisco io ricomincio.
Un incontro di box in tre round per raccontare la regina Elisabetta I da un punto di vista inedito. Lo spettacolo non ricostruisce le vicende biografie di Elisabetta bensì a coglie il senso profondo delle sue azioni rivoluzionate, uno studio sulla sua interiorità, la forza di volontà, il senso di responsabilità e il rapporto con il potere.
Viviamo in un momento storico dove trovare un posto, diventare qualcuno, essere riconosciuti è al centro del disegno della nostra identità; allo stesso tempo la ricerca disperata di questa legittimazione rischia di schiacciare le nostre nature. L’allenamento è con noi stessi a mantenerci fedeli a quello che siamo, preparati e mai pronti a prenderci carico delle responsabilità, allenati a gestire anche quello che non possiamo scegliere. La lotta più feroce che mai condurremo sarà con noi stessi, con l’onestà che dobbiamo alla nostra natura che sempre si rivolterà se tenteremo di piegarla ad altro segno. Lottare per scegliere, per aderire al proprio sé, qualunque esso sia, purché vero.
Una lotta del sé contro sé.
“nella mia fine è il mio principio”
Thomas Eliot
La Terra Desolata
Giulia Spattini, dal 2010 è membro del collettivo Balletto Civile diretto da Michela Lucenti, come performer, insegnate e creatrice. Nel 2019 vince una menzione speciale al Festival Pindoles di Barcellona con lo spettacolo Longing For di cui è autrice e interprete. Nel 2019 Vince il PREMIO della Critica Direction Under 30 e il PREMIO PNP Spettatori Mobili con lo Spettacolo HER-ON, scritto insieme ad A. Pallecchi. Nel 2023 debutta con ELIZABETH I, spettacolo di cui è regista e interprete insieme a Paolo Rosini.
Ideazione e regia: Giulia Spattini
Danzato e creato da: Paolo Rosini e Giulia Spattini
Disegno sonoro: Guido Affini
Luci: Francesco Traverso
Assistente alla regia: Francesco Gabrielli
Collaborazione produttiva: Balletto Civile, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Con il sostegno di Drama Teatro, Fuori Luogo Festival Fisiko
Spettacolo presentato in collaborazione con DAMSLab | Dipartimento delle Arti – Università di Bologna
nell’ambito di CARNE focus di drammaturgia fisica e di Teatro Arcobaleno
Foto di: Barbara Carioli
Ideazione e regia: Giulia Spattini
Danzato e creato da: Paolo Rosini e Giulia Spattini
Disegno sonoro: Guido Affini
Luci: Francesco Traverso
Assistente alla regia: Francesco Gabrielli
Collaborazione produttiva: Balletto Civile, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Con il sostegno di Drama Teatro, Fuori Luogo Festival Fisiko
Spettacolo presentato in collaborazione con DAMSLab | Dipartimento delle Arti – Università di Bologna
nell’ambito di CARNE focus di drammaturgia fisica e di Teatro Arcobaleno
Foto di: Barbara Carioli
La scena è il campo di battaglia, un ring contemporaneo dove si svolge uno sferzante allenamento alla vita, che parla di crescita e di responsabilità.
La regina Elisabetta I diviene così emblema di uno scontro interiore: quello fra la propria identità e la responsabilità del governo del paese.
La sfida è prendere posizione.
Scegliere, costruire.
Senza scuse. senza alibi. Schivando i colpi, costruendo nuove tattiche e abbandonando tutto il conosciuto.
La lotta è del sé contro sé, il corpo è veicolo di cambiamento, costruisce continuamente con l’esigenza di trovare un nuovo sé.
Il cambiamento è circolare, non ci sono fini che non contemplino nuovi inizi.
il precipizio
il rischio
la meraviglia.
Elisabetta I nel corso della sua vita è stata artefice della propria rinascita diventando la vergine Regina, una contraddizione che segna profondamente la lotta interna che fece con se stessa e il mondo politico costituito da uomini con il quale si è ritrovata a combattere. Una lotta per la sopravvivenza, la costruzione di un nuovo se attraverso un’immagine articolata e complessa per salvare la propria natura profonda.
Ha creato un’immagine per sostenere una verità nuova, per costruire dove nessuno aveva costruito prima, la prima donna Regina. Che questo esempio non sia soltanto un rimando epico a qualcosa che poco appartiene al quotidiano ma che possa ricordare che per andare dove nessuno è mai andato è necessario diventare uomini nuovi. Entrare nel deserto di se senza riserve.
Sorry for what?
il corpo narra la propria battaglia
è nel fiorire che la lotta del sé contro sé si esplicita.
Dove finisco io ricomincio.
Un incontro di box in tre round per raccontare la regina Elisabetta I da un punto di vista inedito. Lo spettacolo non ricostruisce le vicende biografie di Elisabetta bensì a coglie il senso profondo delle sue azioni rivoluzionate, uno studio sulla sua interiorità, la forza di volontà, il senso di responsabilità e il rapporto con il potere.
Viviamo in un momento storico dove trovare un posto, diventare qualcuno, essere riconosciuti è al centro del disegno della nostra identità; allo stesso tempo la ricerca disperata di questa legittimazione rischia di schiacciare le nostre nature. L’allenamento è con noi stessi a mantenerci fedeli a quello che siamo, preparati e mai pronti a prenderci carico delle responsabilità, allenati a gestire anche quello che non possiamo scegliere. La lotta più feroce che mai condurremo sarà con noi stessi, con l’onestà che dobbiamo alla nostra natura che sempre si rivolterà se tenteremo di piegarla ad altro segno. Lottare per scegliere, per aderire al proprio sé, qualunque esso sia, purché vero.
Una lotta del sé contro sé.
“nella mia fine è il mio principio”
Thomas Eliot
La Terra Desolata
Giulia Spattini, dal 2010 è membro del collettivo Balletto Civile diretto da Michela Lucenti, come performer, insegnate e creatrice. Nel 2019 vince una menzione speciale al Festival Pindoles di Barcellona con lo spettacolo Longing For di cui è autrice e interprete. Nel 2019 Vince il PREMIO della Critica Direction Under 30 e il PREMIO PNP Spettatori Mobili con lo Spettacolo HER-ON, scritto insieme ad A. Pallecchi. Nel 2023 debutta con ELIZABETH I, spettacolo di cui è regista e interprete insieme a Paolo Rosini.
