Scrivere la Danza

Da tempo mi chiedo, come tanti d'altronde, quale sia il rapporto della critica specializzata con lo spettacolo dal vivo. A volte ho l'impressione che gli articoli di critica siano interessanti, se non adirittura comprensibili, solo a chi di spettacolo dal vivo si occupa fattivamente.


Ho anche l'impressione che questi scritti servano più agli artisti che allo spettatore per orientarsi. Ma forse appunto è solo un'impressione. O forse la critica ha delle nuove funzioni che io non considero. Poi c'è la questione della danza. Della danza contemporanea in particolare. Che sicuramente non può essere più letta con i vecchi codici di lettura della danza. Ma neanche con quelli del teatro. E' vero che è nata, sta nascendo, una nuova generazione di critici che guarda allo spettacolo dal vivo in maniera più globale e che si occupa della scena contemporanea tutta, senza distinguo. E forse questi sguardi sono più vicini a quelli degli spettatori che fruiscono questi spettacoli, che sconfinano allegramente dal teatro alla danza, alla musica, al circo contemporaneo. Non saprei. Sicuramente so che ho molte più domande che risposte. Mi incontro quindi con Graziano Graziani e gli chiedo di immaginare insieme un incontro, un convegno, un seminario, insomma qualcosa, su queste tematiche da fare nell'edizione 2018 del festival Tendance.
Quello che ne esce è “Scrivere la danza”, una sorta di laboratorio dove tre scrittori, “digiuni di danza contemporanea”, si confrontano con tre critici, su tre spettacoli ospiti del festival.
I tre scrittori, cioè Veronica Raimo, Lorenzo Pavolini e Paolo Di Paolo, sceglieranno rispettivamente di cimentarsi su “Dentro suono” di Irene Russolillo, “Cedo all'usarmi” di Antonio Montanile e “In-habit” di Francesca La Cava. Noi abbiamo accoppiato ai tre spettacoli rispettivamente Gaia Clotilde Chernetic, Rossella Battisti e Dalila D'Amico.
Vengono così scritti sei pezzi, che pubblichiamo qua sotto,
Ma soprattutto ne esce una giornata di riflessione sulla danza e la scrittura dove critici, scrittori e artisti mettono in campo il loro sguardo così differente e al contempo così simile, Mentre Attilio Scarpellini estrae, con sapienza da mago, parole dagli scritti, le isola, le confronta e le mette in relazione. E Roberto Giambrone e Alessandro Pontremoli, aggiungono temi, provocano, stimolano.
Uno scambio proficuo ed intenso.
Un inizio.
Danila Blasi

 

Su Dentro suono di Irene Russolillo

di Veronica Raimo

Sono al bar per provare a scrivere questo pezzo. Mi chiama un amico. Non so proprio come strutturarlo, dico. In cerca di ispirazione tiro sempre fuori la struttura, anche se non è mai la struttura a determinare quello che scrivo. Lui mi dice: parti da una citazione.

 

di Gaia Clotilde Chernetic

Un corpo solido, una postura che ferina che lascia spazio a piccole contrazioni. La muscolatura, così organizzata, innesca uno studio, un’interrogazione che riguarda tutte le possibilità di movimento dello scheletro.

 

Su Cedo all’usarmi di Antonio Montanile

di Lorenzo Pavolini

Tutto questo silenzio fa nascere il sospetto che ci sia qualcosa che non va. Un corpo che appare per qualche istante, quasi immobile, quasi schiacciato al suolo, sul limitare di una stanza, in un angolo marcato da uno spiraglio di luce bluastra. E poi sparisce.

 

di Rossella Battisti

Nella sfaccettata esplorazione del gesto di danza che le nuove generazioni di coreografi stanno portando avanti negli ultimi anni, si inserisce Antonio Montanile. Già danzatore rodato (un percorso da subito internazionale, prima con Carolyn Carlson alla Biennale, poi molta Francia con Caterina Sagna e Philippe Saire, ma anche passaggi al Parts di Bruxelles), Montanile ha iniziato un percorso autoriale con un occhio da entomologo del movimento, coniugando in modo molto personale la lezione fiamminga sul dettaglio e quella della provocazione - molto francese - della non-danza.

 

Su In-habit di Francesca La Cava

di Paolo Di Paolo

Prima di tutto, naturalmente, c’è il corpo. Nascosto, sommerso, poi progressivamente esposto.

 

di Dalila D'Amico

L'11 Ottobre 2018, nell'ambito del Festival Tendance diretto da Ricky Bonavita e Theodor Rawyler è andata in scena la coreografia di Francesca La Cava: In Habit 3° studio sul concetto di muro. La perfomance vuole essere un compendio sulla pelle, intesa come canale, barriera e protezione tra il corpo e il mondo, l'io e l'altro, quel toccare toccarsi su cui medita Maurice Merleau Ponty in Fenomenologia della percezione.
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